Il Cavaliere Inesistente ( o Italo Calvino e l’innovazione della lingua)

Calvino – “Il Cavaliere Inesistente”

 

“.. Ma il sapore delle invenzioni calviniane è più che mai moderno.
Quando sarebbe stato ppossibile dar vita ad Agilulfo, se non oggi,
nel cuore della più astratta civiltà di massa, in cui la persona appare
cancellata dietro lo schermo delle funzioni, attribuzioni e comportamenti … ?”
(dall’Introduzione della prima edizione Einaudi)

 

Se vogliamo parlare di Italo Calvino dovremmo necessariamente soffermarci sul linguaggio o meglio sulla lingua, intesa nella sua accezione filosofica più ampia. Lo scrittore italiano infatti compie, a nostro parere, una vera e propria revisione della lingua italiana, inserendosi a pieno titolo in quella corrente artistica letteraria che così vivacemente a dato voce in letteratura ai grandi mutamenti del secolo scorso.
Sotto la veste di una trama narrativa favolistica si nasconde nei suoi aspetti più simbolici e , appunto, fantastici il grande mondo della vita inconscia a rispecchiare la vivacità del periodo storico di riferimento. Un periodo di vera e propria “schizofrenia artistica” , colma di riferimenti artistici e associazioni quasi oniriche, a caratterizzare il destino dei protagonisti che assume connotazioni trascendenti la trama del racconto.
” E aggiungeva: qualche notizia pratica, come sarebbe, 5000 cavalieri, 3500 fanti, 1800 i servizi, cinque anni di campagna ‘sotto coi bretoni paladino!’ diceva Carlo e.. toc toc toc toc se ne arrivava a un altro capo di squadrone”
Il linguaggio fresco e pulito assolve a nostro dire a una duplice funzione. Da un lato infatti esso ben si presta alla caratterizzazione e alla descrizione dei personaggi: Carlo Magno, Agilulfo – il Cavaliere inesistente rappresentano oltre che figure narrative diversi aspetti di Sè in cui il lettore può identificarsi o che può semplicemente analizzare. Per cui abile alla lettura può essere l’adolescente tanto quanto il professore.

“A seconda dei paesi che attraversa, disse il saggio ortolano, e degli eserciti cristiani o infedeli cui si accoda, lo chiamano Curdulù o Gudi-Ussuf o Ben-Va-Ussuf o Ben-Stambul o Penstanzùl o Berntinzùl o martinbon o Omobon o Omobestia oppure anche il Brutto del Vallone o Gianpaciasso o Pierpaciugo”
Dall’altro esso ben segue una corrente narrativa – composta per esempio da Joyce, Camus, H. Miller – che così massivamente ha contribuito a un rinnovamento del linguaggio, riportando in esso i grandi cambiamenti occorsi nel secolo passato. Una revisione e una sperimentazione della lingua a rispecchiamento di un percorso artistico disorganizzato ma creativo, inquieto ed attuale. Con tanti saluti a Nietzche.

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