Charlie Hebdo : una breve riflessione.

Je suis Charlie - Bansky

A distanza di qualche settimana da quanto successo in Francia, pubblichiamo una breve riflessione su ciò che i fatti di Parigi hanno suscitato in noi. Più che dire la nostra in un forse troppo affollato dibattito pubblico e senza alcuna pretesa di ergerci a “fonte di verità assolute”, vogliamo condividere con chi avrà voglia di leggerci emozioni, pensieri e qualche spunto di riflessione.

I recenti fatti di cronaca ci portano infatti  a confrontarci con tematiche difficili e complesse, che difficilmente si risolvono in una risposta netta. Religione, politica, immigrazione, integrazione: concetti che più o meno direttamente convergono negli avvenimenti di Parigi.

Si rimane sempre più spesso colpiti e sconvolti dai gesti estremi di chi sceglie – deliberatamente – di entrare armato in una redazione giornalistica e uccidere a sangue freddo un gruppo di persone inermi. O da bambini armati convinti da terzi che la scelta giusta sia quella di farsi esplodere. Ma ci pare necessario tenere in considerazione anche l’altro, scottante, lato della medaglia: quanto il coinvolgimento politico in prima linea della Francia ha influito nella dinamica dell’accaduto? Quanto la continua offesa – politica prima di tutto – a tradizioni e culture diverse dalla nostra ha alimentato la percezione di provocazione?

In una bellissima lettera scritta in risposta un ottimo articolo di Igiaba Scego, un blogger che vive a Torino ha scritto : io non mi dissocio. Non mi dissocio perchè non sono rappresentato da chi sceglie di uccidere in nome di quella che è la mia religione. Quanto, ci si chiedeva, la scelta di uccidere o arruolarsi in un ‘esercito religioso’ dipende da fattori quali ad esempio la possibilità di salvezza immediata – economica prima di tutto – più che da reali motivazioni religiose? Più che di esprimere un parere univoco, ci sembra corretto fermarci a pensare. E segnalare quanto sia pericoloso leggere gli avvenimenti recenti o addirittura differenti culture all’insegna del paradigma dello “scontro di civiltà’. Posizione che porta necessariamente ad un conflitto in cui è fin troppo facile ed assai pericoloso identificarsi in una posizione vista giusta – sacra o addirittura vera – contro un nemico percepito invece al suo opposto. In una società ed in un contesto sempre più mobile e vuoto, in continuo stato dinamico, occorre forse fermarsi a capire emozioni, sentimenti e dinamiche che di fatto sono il vero spartiacque fra ciò che consideriamo umano e ciò che non lo è.

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3 risposte a Charlie Hebdo : una breve riflessione.

  1. melodia792 ha detto:

    Quando si tratta dell’Islam sunnita, -gli sciiti sono piú razionali- c’é sempre chi tenta di giustificare il criminale assanio in Francia in nome del pluralismo religioso. In Italia, dall’estero, osservo che non si possono criticare i mussulmani, mentre si sono create liste di proscrizioni e violenze psicologiche contro i cristiani in Italia e in Europa. E ció in omaggio al pluralismo solamente per i mussulmani.

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  2. Corrado Fasana ha detto:

    Aggiungo che quando c’è un attentato, od un brutale assassinio, (l’ultimo caso il pilota giordano arso vivo), non si fanno tante differenze fra sciiti, (più razionali, ma quando mai?), sunniti, wahabiti e chi più ne ha, più ne metta.
    Ai parenti delle vittime, od ai sopravvissuti non interessano tali differenze, sanno solo che chi c’era non c’è più e questo per mano d’una moltitudine (e ripeto moltitudine) di musulmani.
    Anche le ragioni di simili crudeltà sono irrilevanti.
    La guerra fra sciiti e sunniti appare lontana dalla nostra realtà ed è solo una lotta fra bande criminali rivali che si fronteggiano per il territorio.
    Faccio notare che ho saputo da una professoressa di scuola che non una parola di scuse, o dissociazione, è stata detta dalle comunità arabe, o dagli studenti musulmani, (che oramai sono la maggioranza nelle classi, perché i musulmani fanno molti figli, la conseguenza: classi che a parole sono miste e che miste non sono veramente più, dove gli Italiani sono una minoranza etnica non protetta).

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  3. cracra14 ha detto:

    Teniamoci stretta la libertà di pensiero. Senza generalizzazioni ( ed orrori ortografici..) e prese di posizione aprioristiche. Chiediamo di chiedere scusa anche a chi indossa un cappellino.. giusto perchè lo indossava anche qualche terrorista??

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