Un’entusiasmante avventura (Il privilegio della Letteratura)

Si continua la pubblicazione del breve racconto che abbiamo intitolato “Il Privilegio della Letteratura“, scritto da Stefano. Buona lettura!

Atto II

Ore 5.34 – Finito Fenimore Cooper.

Sfinito ma al tempo stesso eccitato, stanco ma insonne, pensai con fastidio alla lunga giornata di scuola che mi attendeva da lì a poche ore . Mi stesi a riposare.

Atto III

Per tutta la mattina quel grande serpente arancione mi caracollò stancamente nel suo grande ed interminabile viaggio attorno alla città. Persi un’intera giornata di scuola, sonnecchiando per la maggior parte del tempo.

Quella mattina, uscendo di casa, arrossii violentemente nel salutare mia madre. Sapevo dentro di me, infatti, che non avrei mantenuto l’impegno quotidiano con la scuola. Come ero solito fare in queste situazioni , a dir la verità non così infrequenti, salii sull’autobus circolare, e fra un sonno e l’altro attesi che venisse l’ora di tornare a casa.

Due pensieri mi tormentarono per tutto il tempo. Non potevo fare a meno di pensare a quell’entusiasmante e al tempo stesso surreale dialogo che avevo avuto la notte prima, con un tale che diceva di chiamarsi Natty Bumppo. In un certo momento, poi, avevo iniziato a chiamarlo Occhio di Falco. Lui aveva voluto così. Avevo ancora ben in mente il dialogo che avevamo avuto la notte precedente:

“Ricordati di me, mi raccomando” – aveva detto Natty o Occhio di Falco che dir si voglia. “Non mancherò di farlo – risposi . Del resto non credo riuscirei a dimenticare la tua storia nemmeno fra 40 anni”. Mi era infatti sembrato di essere parte attiva in quel grande racconto di pura avventura che avevo appena terminato, al punto da riuscire a parlare con il suo protagonista in prima persona. Occhio di Falco, che avevo accompagnato nelle sue battaglie ammirandone l’ardore, mi aveva costretto a confrontarmi con qualcosa di quotidiano ed attuale. Con qualcosa di cui allora – intendo dire prima di imbattermi in questa mia prima esaltante avventura – non avevo ancora piena coscienza. Con quel turbamento e quell’irrequietudine che quasi automaticamente, la mattina precedente mi avevano spinto ad afferrare “L’ultimo dei Mohicani” di Fenimore Cooper. Potevo ora dire di conoscere e di aver visto il coraggio e la lealtà ma anche la paura e la sofferenza.

Nel frattempo ero arrivato a casa. La prima cosa che feci fu quella di guardare la libreria. Era ancora lì, ovviamente identica a come l’avevo lasciata. “Ragazzo mio, è ora di iniziare a pensare a come continuare il tuo viaggio..” mi diceva una voce francese, con uno strano accento spagnoleggiante. Stanco, crollai sul letto. Non avevo fretta di iniziare una nuova lettura, perchè ora sapevo che comunque sarebbe stata lì ad attendermi.

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