Liberazione – parte III

Liberazione – in nave

(segue)

 

Appena misero piede a terra , l’unico desiderio era stato quello di buttarsi in mare così da ottenere un momentaneo refrigerio da quella terribile scottatura.  Prima però avrebbero dovuto montare la tende sgarrupate che avevano portato con loro, e questo ovviamente comportò  qualche . Dopo averla sistemata in qualche modo,  andarono finalmente a dormire. Esausti, sognarono per tutta la notte di bagnarsi nelle cristalline acque del mare sardo, trovando finalmente sollievo e alleviando quel terribile bruciore che anche in sogno li accompagnava. 

Si svegliarono quando il sole era già alto in cielo e , alzandosi, tutti e tre pensarono che la loro tenda era più simile ad un forno che a un fresco rifugio. 

Dopo pochi minuti si ritrovarono in acqua. Finalmente al fresco e stupiti dall’incredibile paesaggio che li circondava. Passarono così i primi giorni della vacanza, occupati essenzialmente dal pensiero di esplorare il territorio circostante , di rara è meravigliosa bellezza. In quei giorni esplorarono sia le meravigliose spiagge dall’acqua azzurra e la sabbia bianca e fine che l’arido e selvaggio entroterra sardo. Qui si imbatterono in greggi di pecore e capre che pascolavano sulle alture alla ricerca di zone in cui brucare qualcosa. Esplorano i fondali e , finalmente, il rosso Roberto riuscì con la sua fiocina a catturare il su primo pesce. Non che fosse grande, ma almeno per quella sera ebbero da mangiare gratis. 

Ancora oggi, quando ripenso alla descrizione che i miei tre amici mi fecero di quei primi giorni di vacanza, riesco a percepire distintamente quella strana sensazione di noia e irrequietezza che iniziava a coinvolgerli. Si erano infatti ben presto abituati ad un paesaggio che ricordava loro l’Eden , ma che al tempo stesso li faceva sentire quasi  costretti in una monotonia fissa e giornaliera. Marco, che per tanti anni aveva sognato di vivere così come la nonna gli aveva raccontato, sembrava il più contento di questa situazione. Questo particolare stato d’animo non gli faceva cogliere la noia profonda che aveva colto i cuori dei compari di viaggio.

 

Rimase quindi meravigliato quando Roberto e Gianni gli dissero più o meno con queste parole : ” Marco, tutta questa monotonia… Ci ha stufato! Stasera diciamo noi il da farsi!”.

Il povero Marco a quelle parole, presagendo grandi sventure, iniziò in tutti i modi a cercare di convivere gli amici a cambiare idea. Nulli furono i tentativi di boicottare l’iniziativa. Gli amici, stanchi forse di quel suo perenne fantasticare, risposero con dei perentori “no” ad ogni sua proposta. Quella stessa sera lo trascinarono alla “Sagra del Porceddu” nel vicino paese, determinati a recuperare i giorni di tranquillità trascorsi in una sola notte.  Pensavano ad una notte di bagordi, da trascorrere fra i più sfrenati eccessi e magari in compagnia di qualche bella ragazza indigena.

(continua)

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