Liberazione – parte IV

 Liberazione  – Liberazione!

(segue)

 

 Appena arrivati spesero buona parte dei risparmi rimasti in una gran quantità di vino sardo ed in una ancora più grande quantità di Porceddu. Inebriati dal cannonau, dal meraviglioso sapore del Porceddu e dall’atmosfera della festa iniziarono a discutere animatamente su come impegnare il resto della serata.  Anche a distanza di giorni riesco a cogliere l’euforia e l’eccitazione che deve aver caratterizzato quella serata. E fu Marco , inizialmente così restio a partecipare , il più intraprendente del trio. Fu infatti proprio lui a lanciarsi, nel vero senso del termine, verso tre giovani ragazze che come loro avevano deciso di passare la serata all’aperto. Ma questo suo tentativo venne goffamente interrotto da Gianni. Appena vide l’amico approcciarsi sguaiatamente a una delle tre giovani isolane, in un impeto di euforia e mosso dall’invidia si sedette proprio di fianco all’amico. Stordito dalla grande quantità di vino, franò sul tavolo mandando tutti gambe all’aria e concludendo lo spavaldo tentativo amoroso di Marco con una figuraccia che ancora oggi raccontano. 

Inutile dire che ne seguì un modesto bisticcio, che sarebbe forse sfociata in qualcosa di peggio se non fosse stato per Roberto. Prese infatti gli amici per le spella e intimò loro ” Basta litigare .. Piuttosto guardate lá! Avremo bisogno di qualche consiglio su fortuna è amore!”.

Stava indicando, una tenda colorata e variopinta su cui capeggiava la grande scritta : ” Fortuna e Amore, Arduina vi legge il futuro”. Non ci pensarono un attimo. In pochi secondi si trovarono seduti davanti ad una vecchina curva ma arzilla, dai modi bruschi e scontrosi che in men che non si dica gli convinse a sborsare una considerevole somma di denaro in cambio della promessa dell’amore e del divertimento perenne. I miei tre amici credettero ad ogni sua parola , e si convinsero che le prime tre donne che avrebbero incontrato fuori dalla tenda sarebbero cadute ai loro piedi senza alcuna difficoltà. Cosa che, guarda caso, avvenne. 

Benché non ne abbia mai parlato con loro , sospetto infatti che quella non fosse altro che una abile mossa riservata ai forestieri del luogo.  La maga Arduina si era infatti con ogni probabilità messa d’accordo con alcune persone , così da triplicare il già ricco guadagno ottenuto. Questa mia forse maligna supposizione si basa perlopiù su quello che i miei tre amici mi raccontarono del risveglio il giorno successivo. Si erano infatti ritrovati in spiaggia, senza più soldi e con le sole mutande. Non ricordavano precisamente cosa era successo ,se non che dopo ore di balli frenetici erano stati portati dalle loro tre nuove amiche in spiaggia. Qui, tuttavia, gli avevano raggiunti molte altre persone. E pareva loro di ricordare che nel l’euforia del momento si erano fatti convincere di offrire a tutti da bere , recandosi in uno dei pochi locali della zona a comprare birra e vino per tutti. Oltre a questo, non ricordavano nulla. 

Dopo essere tornati in campeggio, affranti ed anche molto , si guardarono in faccia con occhi increduli e sconsolati. Nessuno riusciva a dire nulla, fra la vergogna ed il senso di colpa per aver consumato in una sola sera i soldi che dovevano bastare per tutta la vacanza. Forse, si erano anche sentiti soli per la prima volta in questa nuova esperienza. La tranquillità ed il torpore dei primi giorni lasciavano spazio ad un senso di vuoto e amarezza , come se una nuova consapevolezza si stesse lentamente facendo strada in loro.

“È ora come torniamo a casa? Abbiamo perso anche i biglietti” osò chiere Gianni nello sconforto generale. Nessuno rispose, ma dopo qualche istante Marco si catapultò nella tenda, sfregando sotto i vestiti e nella confusione che avevano lasciato. Dopo qualche minuto esclamò con sollievo “Eccoli!” ed uscì rinfrancato con in mano i biglietti del traghetto. Memori, infatti, della lunga coda dell’andata si erano muniti di biglietti per il ritorno che Marco, per paura di smarrire, aveva nascosto fra i vestiti. 

L’idea che potevano far rientro a casa li faceva sentire un po più rincuorati e anche meno spaventati. Si guardarono negli occhi nuovamente, e con un silenzioso cenno di assenso decisero di rientrare il mattino successivo. Arrivati in porto anticiparono di qualche ora la partenza , e in serata fecero rientro a casa. Stanchi e affamati, ma anche soddisfatti e rincuorati da quella che era stata a tutti gli effetti una nuova ed incredibile avventura.

Quando li incontrai a Milano, rimasi stupito di due cose. Prima di tutto dell’incredibile abbronzatura che li faceva somigliare a tre aborigeni australiani, con la pelle scura ed i capelli arruffati per la salsedine. Ma ciò che mi stupì maggiormente, e che ancora oggi a distanza di quasi trent’anni mi porta a riflette e mi ha dato lo spunto per questo racconto, fu il particolare stato d’animo dei miei amici. Erano infatti ugualmente contenti e spaventati , soddisfatti e affranti della vacanza. Si poteva distintamente percepire sia la felicità ed il senso di divertimento che l’esperienza aveva lasciato in loro sia un certo senso di malinconia e amarezza per quello che avrebbe potuto essere e non si era concluso. Ricordo ancora le loro parole : “È vero, è stata un’esperienza liberatoria. Siamo sempre gli stessi , ma ci sentiamo diversi da prima. Torniamoci “. 

(continua)

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