Simplicio e il Drago.

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C’era una volta un regno, e in questo regno da molto tempo non vi era più alcun drago, poiché molto tempo prima per ordine del Re ogni drago era stato allontanato o sconfitto. In questo regno era sovrano un Re, ed egli era un uomo assai potente e avido, che più di ogni cosa bramava aumentare a dismisura la sua ricchezza.

In quei giorni i suoi pensieri erano assorbiti dal fatto che la sua figlia più piccola, la più bella tra le principesse, si doveva sposare. E siccome era questo un Re molto avaro, non voleva adoperare nemmeno uno dei suoi molti denari  e si preoccupava tutto il dì di come poter aver lo sposalizio più sfarzoso che si fosse mai visto senza però intaccare le proprie ricchezze. 

Teodomiro – era infatti questo il nome del Re – per questo motivo non dormiva più la notte, e tanto era il suo tormento che anziché contar le pecore, passava il tempo a fare di conto per sapere quanti denari gli occorressero per far sposar la figlia e quanti invece per raddoppiare il suo patrimonio. Fu così che dopo l’ennesima notte di sonno assai agitato e turbolento, ancor prima dell’alba mandò a chiamare il suo più fidato consigliere. 

Quando questi arrivò, Teodomiro subito disse “ Caro consigliere, la notte mi ha portato consiglio : raddoppiamo le tasse! Voglio che mia figlia abbia il matrimonio più sfarzoso della storia e che il mio patrimonio resti intatto o anzi che addirittura si raddoppi!”

Il consigliere rispose : “ Sire, c’è già molto malcontento fra la popolazione.. questo sicuramente causerebbe ancor maggior scontento.”

Ma Teodimoro, che oltre ad essere avaro era noto anche per la sua irascibilità, andò su tutte le furie e con grande vigore esclamò : “Osi mettere in dubbio la mia parola? Visto che credi di ragionar come un  sovrano, se non meglio di lui, sarà compito tuo risolvere il problema. E se fra tre giorni non lo avrai risolto mi prenderò la tua testa. Ora vai!”. 

Il consigliere, sgomento e spaventato, tornò in fretta a casa. Tanta era  la paura di perdere la testa che bevve immediatamente quattro grandi pinte di vino, e si coricò a letto con la testa più vuota che mai. Esausto, si addormentò. Si svegliò l’indomani, con la testa ancora più vuota del giorno precedente. Bevve quindi altre quattro pinte di vino e si addormentò ancor più profondamente. Il mattino si svegliò con un gran mal di testa e la paura che aumentava. Ma di idee per togliersi d’impiccio non ve ne era traccia alcuna.

Penso così di bere altre quattro pinte di vino, ma poi, dati i precedenti risultati disastrosi, optò per coricarsi senza bere alcunchè. Si addormentò tranquillo, e si addormentò col sorriso.

La notte gli portò così consiglio. Svegliato dal nitrito dei cavalli che il re aveva mandato appositamente per condurlo al suo cospetto, si alzò , di buona lena si vesti e così immediatamente fu condotto dal Re. 

“Sire – esclamò – mi è apparso in sogno un drago che nuotava nel suo immenso tesoro. Se come avvenne molti anni fa riuscisse a sconfiggerlo.. riuscirebbe ad impossessarsi di tutto l’oro dei draghi.” 

Entusiasta per la brillante idea del suo consigliere, e felice per aver finalmente capito come poter permettersi lo sposalizio della figlia, ordinò ai più valorosi cavalieri del Reame di presentarsi al più presto al suo cospetto.  Ma siccome anche i più valorosi cavalieri necessitano di qualcosa per cui combattere, egli promise che a chi avesse portato a lui il tesoro dei draghi avrebbe concesso in sposa la mano della sua seconda figlia. 

Dopo un lungo ed assai litigioso confronto, poiché tutti volevano la mano della figlia del re, decisero che a tentar per primi la sorte sarebbero stati i cavalieri più valorosi e coraggiosi. Per facilitare l’impresa, vennero donate dal Re le tre antiche armi che erano un tempo servite a cacciare i draghi i draghi dal reame : una spada, uno scudo ed un elmo magici, che servivano a proteggere il cavaliere che gli avrebbe indossati dagli artigli, dalla furia e ovviamente anche dal fuoco del drago. 

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Partì il primo cavaliere, vincitore dell’ultima giostra con la lancia in resta, e la princesse sperava che fosse proprio lui a vincere perché fra tutti era anche il più bello. Grande era l’attesa del Re e del reame tutto, passarono alcuni giorni ma del cavalier non vi era traccia. Quando ecco che un giorno tornò il suo cavallo strinato, senza traccia del suo cavaliere.

Parti così il secondo valoroso, noto per la sua intelligenza e la sua scaltrezza, maturata in tanti anni di battaglie e di combattimento. Grande era il suo entusiasmo, e grande era anche quello della principessa che poi non disdegnava un uomo saggio e così furbo. Ma questa volta non si ebbe traccia nè del cavaliere e neppure del cavallo. 

Venne così il turno del terzo cavaliere, famoso per la sua forza e instancabilità in battaglia. La principessa non si augurò nulla, dato che temeva che i suoi desideri portassero male ai cavalieri, ma in fondo al cuore sperava che finalmente anche lei potesse sposarsi. Fu così che dopo alcuni giorni tornò il cavalier senza cavallo, con il corpo tutto bruciato , urlando frasi incomprensibili e inoltre giurando a se stesso che mai e poi mai avrebbe più voluto sentir parlare di draghi e ricompense. Il Re, lo gettò nella più remota delle sue prigioni. Ne fu ben contento, convinto che in prigione nessun drago sarebbe andato a trovarlo. 

Partirono così ancora molti altri cavalieri ed il giorno dello sposalizio si avvicinava, ma alcuni di essi non tornarono proprio e quelli che tornavano tornavano invece sconfitti. Insieme alle sconfitte, aumentava sempre più anche l’ira  ed il malcontento del Re, che deluso dai suoi cavalieri, mandò a chiamare nuovamente il consigliere. 

“Trovami qualcuno che mi porti immediatamente il tesoro! Non ho più tempo da aspettare.. o sarai tu stesso ad andare ad incontrare questo drago!”

Ma i cavalieri, fiaccati e sconfitti, ormai erano un ricordo dei tempi antichi, e così il consigliere cercando di trovare conforto dalla paura e di trovare qualche idea, pensò bene di andar a consolarsi in una taverna. Era ormai arrivato alla ottava pinta, e stava rassegnandosi a dover essere lui il prossimo sulla lista del drago. Tanta fu la paura, che si girò verso il primo uomo seduto al suo fianco e raccontò lui il guaio in cui si trovava.

“Sei capitato proprio davanti all’uomo giusto! Sono infatti l’ultimo di una antica stirpe di valorosi guerrieri: io so di poter sconfiggere qualsiasi drago, e sono talmente valoroso da poter sconfiggere i miei nemici senza bisogno di alcuna arma!”

Era costui un uomo di nome Simplicio, noto a tutto il villaggio per le sue stramberie e le sue stranezze. Era in realtà il figlio del mugnaio ed il padre, che non lo considerava certo ha valoroso eroe, lo riteneva piuttosto un sempliciotto, che amava dedicare le sue giornate alle carte e alla buona birra.  Non disdegnava mai la chiacchiera, ed era noto a tutti per spararla grossa. 

Non avendo alternative, e per nulla convinto che fosse una buona idea affidarsi ad un uomo con una simile fama, il consigliere si affidò a malincuore a quel Simplicio. In un baleno, ancora piuttosto sbronzo, lo condusse alle scuderie e donatogli un cavallo, e gli intimò di iniziar la sua missione. 

Simplicio montò a cavallo, ed imboccata la strada che dalla città conduceva alle montagne, si mise alla ricerca del drago. Cavalcò per due giorni e due notti intere,  incurante del fatto che così lui  e così il cavallo avessero necessità di fermarsi ogni tanto per trovare ristoro e pace. Ma nonostante ciò Simplicio continua a pensare al discorso che si era preparato per sconfiggere il drago, convinto che le sue parole sarebbe da sole bastate là dove i più ardimentosi cavalieri avevano in serie miseramente fallito. 

Giunse in una valle stretta, in cui le montagne erano ispide e boscose, e dove anche la luce sembrava aver timore di illuminare. Tutto appariva scuro e tenebroso. L’aria inoltre era inoltre pesante e grave, ed il respiro si faceva faticoso e penoso. 

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Simplicio si chiedeva come avrebbe potuto scovare la terribile creatura, quando improvvisamente, girandosi, lo trovò proprio davanti a se. 

“Ecco un altro cavaliere – esclamò il drago – avevo giusta voglia di riprendere il mio pranzo!”

A quella visione, Simplicio si spaventò molto, prese le redini e nel tentativo di darsi alla fuga causò un trambustò tale che il cavallo si impennò. Il pover  uomo si trovò così a terra, a tu per tu con il drago, con la sua bel cavalcatura ormai troppo lontana per poterla riprendere. 

Si ricordò di aver ricevuto in dono delle armi magiche, che gli avevano detto che sarebbero state a lui molto utili per sconfiggere il suo nemico. Ma nuovamente si fece prendere dal panico, le spada lucente cadde lontana da lui, l’elmo si rovesciò dalla sua testa e si trovò con la sola armatura a difenderlo. 

Ormai completamente in preda al panico, si ricordò di quel famoso discorso che aveva preparato così a lungo per affrontarlo.

“In questi giorni di lunga cavalcatura ho avuto molto tempo per pensare a cosa fare una volta che mi sarei trovato al tuo cospetto. Ma ora che sono qui davanti a te, non ho armi che mi possano aiutare e nemmeno l’ingegno – che già di per se così raramente mi viene in soccorso. – mi viene in aiuto.” E fu a quel punto che preso dal terrore fece la cosa che meglio sapeva fare. Sguainò la sua fedele borraccia, colma di vino da pochi soldi, e senza nemmeno curarsi del drago ne  ingollò un gran sorso.  Dopo un altro grande sorso, ancor più agitato di prima, porse al drago la sua borraccia, esclamando : “Scommetto che tu non hai mai provato questo magnifico vino.. altrimenti non saremmo in questa situazione, ma anzi sono convinto che noi due potremmo andare d’accordo. Forse non lo sai, ma è grazie a questo che anche i peggiori mali e le peggiori delusioni passano.. almeno per un po’”

Il drago era già pronto a farne un sol boccone, ma quel terribile odore che emanava da Simplicio, frutto proprio del tanto bere, lo fermò. Ormai completamente disinibito invitò nuovamente il drago a bere con lui, e come era solito fare iniziò a raccontar molte storie su di sè e sul villaggio. In ordine variegato raccontò di essere prima proprietario di un castello, poi fedele cavaliere di un regno in realtà mia esistito ed infine confessò quella che tutti ritenevano essere la verità : il suo nome era Simplicio, e trascorreva le giornate all’osteria a perder tempo, il villaggio rideva molto di lui, e grande era il suo cruccio per non aver davvero amici fidati e per passar la maggior parte delle sue giornate solo e deriso. 

Fu così che allora anche il Drago provò un po’ di compassione e rivide in quell’uomo così strano e così inoffensivo ,qualcosa che lo riguardava. 

“Le tue parole mi muovono a pietà : è molti anni ormai che sono l’ultimo della mia razza. I miei fratelli furono sterminati molti anni fa, solamente per rubar le ricchezze che da generazioni possedevano. Un re molto malvagio, ci esiliò con una magia ai confini del regno, e da allora passammo da essere i protettori della città ad essere i più temuti fra i nemici. Ma ora non resto che io, e mi presento : mi chiamano Sputafiamma.” 

Sputafiamma concesse a Simplicio riparo nella sua valle, garantendogli protezione da tutte le altre creature che popolavano il bosco. In qualche giorno quindi, grande divenne il legame che univa l’uomo a quella strana creatura e fra le molte chiacchiere che Simplicio ebbe a dire, ad un certo punto esclamò : “Sono certo che se tornassi al mio villaggio e raccontassi questa storia, tutti ti accoglierebbero a braccia aperte. Tante sono le tasse che il nostro malvagio sovrano ci ha imposto e avremmo bisogno di un vero protettore del regno. In fondo, non molta è la differenza fra me e te, e sono sicuro che in cambio otterresti grande ospitalità ed amicizia. E forse così io riuscirei finalmente ad affermare che non sono un buono a nulla, e che oltre alle mie grandi chiacchiere anche io so far qualcosa di buono. E poi così in fondo nessuno dei due sarebbe più solo”. 

Benché Simplicio non fosse certo noto per essere un abile oratore, il suo discorso fece breccia nel cuore del drago. I due insoliti compari si misero in viaggio, ed in ogni valle e in ogni antro che percorrevano grande era lo stupore che causavano il loro arrivo. Giunti in città si accamparono ai limiti del bosco, in attesa di capire quale fosse la strategia migliore per affrontare il Re.

“Non abbiamo nessun pericolo da temere” – disse il drago. “ in un solo istante posso volare  sopra il palazzo reale, ed con un solo alito infiammarlo tutto”.

“Questa idea mi piace molto, e non ti nego che grande sarebbe la soddisfazione nel veder il mio sovrano arrostito fra le fiamme. Ma pensaci bene, così facendo non faremmo che confermar il pregiudizio su di te, ed io verrei accusato di volere il male della città..” 

Stupito dall’improvvisa saggezza di un uomo che tutti ritenevano stupido e chiacchierone, il drago si ammutolì. Dopo molte ore di dubbi e incertezze, il drago disse :  “ E se in fondo proponessimo al Re di diventar sovrano della mia valle, e di prendere il tesoro che tanto brama…Sono ormai vecchio e stanco di tanta solitudine, e se regnasse in quel luogo remoto non avrebbe alcun suddito da tassare, o da sfruttare in alcun modo. E senza un Re a giudicare nessuno, non avremmo più nè reietti nè esclusi”. 

Il giorno dopo Simplicio si alzò di buona lena, e recatosi in città chiese di poter parlar immediatamente con il Re: come dono per il sovrano, aveva portato la notizia di essere finalmente riuscito a sconfiggere l’ultimo drago. Tutti ridevano di lui, che diceva di aver sconfitto il drago, pensando che non fosse che l’ennesima delle sue molte chiacchiere. 

Giunse così a cospetto del Re, che già molto era arrabbiato per aver così lungamente atteso. “ Dunque  – disse il re – dove non sono riusciti i miei più prodi cavalieri sei infine riuscito tu, il giullare delle mie osterie. Mostrami quindi un segno a testimonianza della tua impresa.. ma se dici menzogne sappi:non avrò pietà di te.” Sorridendo Simplicio rispose:  “ O mio sovrano, ti assicuro che in questo regno non c’è più drago che sia drago.”.  Sconcertato per quella risposta ambigua ed evasiva, il re andò su tutte le furie, deciso a mantenere fede immediatamente alla sua promessa. Ma fu proprio mentre  ordinava alle guardie di prendere Simplicio  che si udì un gran trambustò : la porta si spalancò, le paratie crollarono ed con uno gran sbatter d’ali il drago atterrò nel bel mezzo della sala regale.

Stupito e spaventato il Re disse “ Che oltraggio è mai questo! Si tratta di un tradimento.. sono sicuro che siete venuti qui complici per rubarmi tutto il mio oro”. Le guardie scapparono, tutta la città si rifugiò nelle stanze più isolate delle loro abitazioni ed il Re si trovo improvvisamente solo e abbandonato.

Ma nè il drago nè Simplicio si mossero di un passo, e il Re continuava a chiedersi cosa sarebbe accaduto e dopo alcuni minuti i più coraggiosi si affacciarono sugli usci a vedere che cos’era quel gran trambusto, curiosi di capire perché il temuto drago ancora non aveva sbranato il loro Re. Presto la piazza si popolò e tutti gli abitanti del reame restarono con il fiato sospeso in attesa di vedere che cosa ne sarebbe stato del Re o del drago. 

Fu allora che iniziò a parlar Simplicio “ Sono anni ormai che in tasca non ci restano che pochi spiccioli per vivere.. tutti i nostri denari finiscono nelle tue casse, ma non sono mai abbastanza.  Qual ‘è quel sovrano che tiene più alle  ricchezze che ai suoi sudditi?”

“Grande è la voglia di arrostirti.. dopo che per anni mi sono dovuto nascondere per sopravvivere, e dopo che per tuo ordine tutti i miei fratelli sono scomparsi. Ma così facendo non farei altro che comportarmi come tu ti aspetti. L’unica saggezza che finora ho incontrato è stata quella di quest’uomo, che voi chiamate Simplicio. Deriso e rifiutato proprio come me, mi ha convinto a concederti quello che più di tutto brami : vai, quindi, e prendi tutto il mio oro. È lì che ti aspetta!” . In men che non si dica, il Re voltò loro le spalle, e abbandonata la sala uscì al galoppo dalla città, convinto di aver finalmente conquistato una ricchezza esorbitante. Fu così che allora, il popolo sgomento realmente comprese le parole dei due strani amici. Amareggiato e deluso per la giravolta del Re, chiese al Drago di usare la sua forza per proteggere in futuro il reame da chi, proprio come per anni aveva fatto il Re, avrebbe tentato di sfruttarli o invadere o ingannare. Simplicio, che per molto tempo era stato il più deriso della città, venne ora acclamato e festeggiato per la sua grande impresa. Per molti anni quello strano uomo e quel bizzarro drago vegliarono sulla città, le tasse si abbassarono e non vi furono più nè esclusi nè reietti. Si dice addirittura che quella famosa principessa, stanca di cavalieri forzuti o astutissimi ma disattenti, si innamorò di un uomo semplice, che con la sola bontà d’animo era riuscito ad ammansire un drago. E del sovrano che andò a regnare in una valle disabita  ma con molte ricchezze, ben presto nessuno ebbe più memoria. 

Questa favola è stata pensata e scritta da: Corrado, Edoardo, Maurizio, Luca e Gabriele. (Illustrazioni di Maurizio)

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